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Progettiamo un futuro luminoso per la Terra

Pubblica illuminazione e salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio

La tutela dell’ambiente entra nella Costituzione. Cambiano gli articoli 9 e 41 della Costituzione dove espressamente si fa riferimento alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi nell’interesse delle future generazioni. Si cita anche la disciplina da parte dello Stato dei modi e della forma di tutela degli animali. Viene, inoltre, rafforzata costituzionalmente la tutela del diritto alla salute e all’ambiente nei confronti dell’iniziativa privata che non può svolgersi in contrasto con questi due importanti valori. Quindi un cambiamento culturale che contraddistingue l’attività di City Green Light volta, sempre di più, a conseguire importanti risultati nel settore della Green Economy per il quale sono stati avviati diversi progetti.
Ne parliamo con Cecilia Putignano, Responsabile dell’Ingegneria ed Environment & Social Office di City Green Light


Oggi è la giornata mondiale della Terra. Mai come in questo momento è fondamentale rivedere il nostro rapporto con il pianeta e riflettere sul suo  futuro e su un nuovo modello di sviluppo. Oltre alla nostra Costituzione quali sono gli altri pilastri normativi che tutelano la natura e la biodiversità? In particolare, quali sono le criticità e gli aspetti positivi di queste norme in riferimento alla pubblica illuminazione?

In Italia, le leggi che regolano gli effetti della pubblica illuminazione sull’ambiente costituiscono ormai parte importante della più generale legislazione a tutela dell’ambiente. Ciò grazie in particolare a due elementi. Il primo è l’istituzione, nel 2011, dei CAM: i Criteri Ambientali Minimi resi obbligatori nel 2016 per promuovere modelli di produzione/consumo sostenibili nella pubblica amministrazione. Il che, per quel che riguarda l’illuminazione, significa due cose. Da un lato, individuare la soluzione progettuale, il prodotto e/o il servizio migliore sotto il profilo ambientale. definendo le prestazioni minime richieste in termini di efficienza energetica, durata e affidabilità degli impianti. Dall’altro lato, ridurre l’inquinamento luminoso grazie alla “zonizzazione” delle aree da illuminare e alla definizione dei valori limite per ogni area.

Il secondo è l’insieme delle leggi regionali per il contenimento dell’inquinamento luminoso emanate negli ultimi vent’anni. Tra queste, quella veneta, che ha introdotto degli spunti interessanti: ha obbligato i comuni a dotarsi di un Piano dell’illuminazione per il Contenimento dell’Inquinamento Luminoso (PICIL) ma, a differenza di altri provvedimenti similari, ha stanziato a questo scopo un contributo economico; ha istituito presso ARPAV un Osservatorio permanente sul fenomeno dell’inquinamento luminoso che sta definendo le linee guida per i Piani della Luce comunali; ha definito scadenze certe per la bonifica degli impianti di “grande inquinamento luminoso” pubblici e privati; infine, ha imposto ai Comuni iniziative per contenere l’incremento annuale dei consumi di energia elettrica per illuminazione esterna pubblica entro l’1% del consumo effettivo attuale.

Però, proprio la proliferazione di leggi regionali ha creato almeno due grossi problemi. Prima di tutto, ha prodotto un quadro normativo disomogeneo a livello nazionale, sia per quanto riguarda i parametri di controllo , sia per quanto attiene ai valori di riferimento. In secondo luogo, molte delle leggi vigenti adottano parametri tecnicamente obsoleti e non allineati a quanto previsto dalla norma UNI 10819, la cui versione aggiornata al 2021 lascia peraltro alle leggi vigenti nei vari contesti la facoltà di stabilire i valori massimi, limitandosi a individuare i parametri di controllo e a fornire metodi di calcolo e verifica. Inoltre, mentre la norma UNI 10819:2021 si occupa anche di insegne luminose e pubblicitarie, impianti privati esterni, illuminazione sportiva e architettonica e illuminazione intrusiva, la gran parte delle leggi regionali continua a ignorare parte di questi ambiti, sebbene recenti studi suggeriscano che circa l’80% dell’inquinamento luminoso è dovuto all’illuminazione privata o pubblica non stradale (vetrine, insegne, facciate di palazzi, impianti sportivi, etc.).

Sarebbe insomma auspicabile avere una legge nazionale che, da un lato, tragga spunto dalle norme regionali più complete, dal confronto con le diverse associazioni e dai possibili contributi degli operatori di settore per definire con chiarezza l’ambito e le procedure; dall’altro, che deleghi alle norme tecniche la definizione di metodi di valutazione e verifica, definendo dei valori limite nazionali che gli enti locali potranno eventualmente rendere ancor più stringenti in base alle loro specifiche politiche ambientali.

Quali sono i fattori che rendono più difficoltosa una progettazione della pubblica illuminazione rispettosa dell’ambiente?

I fattori che contribuiscono a rendere difficile una progettazione “green” sono molti e spesso variano da contesto a contesto. Parlando in generale, una difficoltà è senza dubbio costituita dalla disomogeneità legislativa sull’inquinamento luminoso a cui ho accennato prima. Questo perché il progettista può trovarsi nella condizione di non sapere con precisione a quali parametri e valori conformarsi. Così come i produttori incontrano maggiori difficoltà a offrire apparecchi conformi alle esigenze e ai vincoli esistenti nelle singole realtà.

Un altro ostacolo molto spesso è l’assenza di strumenti coerenti e completi di pianificazione nel settore della pubblica illuminazione. In alcuni casi che, per fortuna non sono molti, questa situazione può derivare dal fatto che il Comune non abbia provveduto a realizzare nessuno dei possibili piani della luce. Più spesso, invece le Amministrazioni comunali posseggono, almeno, il Piano dell’illuminazione comunale (PIC), e ci sono quelle più virtuose che si sono dotate di diversi piani. Però, il più delle volte, questi piani sono stati realizzati in tempi diversi e comunque senza prestare sufficiente attenzione né alla loro integrazione con altri strumenti di pianificazione urbanistica né alla loro complementarietà e coerenza.

Questo è un problema che potrebbe essere risolto, almeno in parte, mediante la realizzazione di un unico documento in cui inglobare le linee di indirizzo per la progettazione illuminotecnica (PRIC), quelle per il contenimento dell’inquinamento luminoso (PICIL) e il Piano per l’illuminazione paesaggistica. Peraltro, così facendo non solo si favorirebbe la riappropriazione, da parte degli enti locali, delle loro prerogative in materia di pianificazione degli spazi pubblici, ma si contribuirebbe a regolamentare nella loro specificità, e in accordo con le esigenze di fruizione e salvaguardia dell’ambiente, settori della pubblica illuminazione come quello architetturale/decorativo, sinora sviluppatosi perlopiù in deroga alle leggi vigenti.

Infine, servirebbe un’adeguata informazione istituzionale sugli obiettivi e i vantaggi delle operazioni di efficientamento energetico. Infatti, quando un progetto riqualifica un impianto allineandolo ai requisiti normativi, capita che l’intervento sia percepito dalla cittadinanza e qualche volta dalle stesse Pubbliche Amministrazioni, come una riduzione dell’illuminamento, anche quando la superiore qualità dell’illuminazione e la possibilità di direzionarla solo dove necessario determinano un miglioramento del compito visivo e garantiscono un minor impatto ambientale. E si tratta di una percezione che può innescare un circolo vizioso favorendo la riluttanza dei Comuni a operare in questa direzione.

Quali sono le soluzioni luminose più adeguate a salvaguardare gli ambienti paesaggistici? Possiamo fare qualche esempio concreto?

Il concetto di contenimento dell’inquinamento luminoso si è recentemente evoluto in quello più ampio di night preservation. Infatti, l’eccessiva illuminazione artificiale notturna non solo limita fortemente la possibilità di astronomi professionisti e semplici appassionati di osservare e studiare il cosmo, ma anche il piacere della gente comune di godere di un bel cielo stellato quando si affaccia alla finestra o fa una passeggiata. Inoltre, l’illuminazione artificiale ha un profondo impatto su importanti processi biologici animali e vegetali, come ad esempio la fotosintesi clorofilliana e la capacità degli uccelli di riconoscere il proprio habitat o nidificare.

Benché tutto questo sia ormai noto, l’illuminazione paesaggistica resta generalmente orientata a valorizzare i paesaggi urbani, mentre l’illuminazione dei paesaggi naturali viene realizzata quasi sempre al solo scopo di rispondere alle esigenze sociali di fruizione degli spazi. Invece, credo che sia molto importante rivolgere maggiore attenzione proprio all’illuminazione dei paesaggi naturali e alla necessità di coniugare le esigenze di fruizione e valorizzazione degli spazi e dei beni architettonici con la salvaguardia dell’ambiente.

Questo è in effetti quello che faccio ogni giorno con il mio lavoro per City Green Light e, non solo in giornate come quella di oggi, dedicate a celebrare la bellezza della Terra e a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali. In particolare, in qualità di ESO, monitoro, sin dal 2018 il rispetto delle disposizioni contenute nelle direttive comunitarie Habitat e Uccelli, valutando l’impatto dei nostri impianti di illuminazione pubblica su habitat e biodiversità nei siti naturalistici e nelle loro vicinanze. Inoltre, come progettista, presto la massima attenzione all’impatto ambientale delle soluzioni che propongo alle Pubbliche amministrazioni, preferendo soluzioni tecnologiche che prevedono un utilizzo cromaticamente differenziato , quantitativamente controllato, direzionato e dinamico del flusso luminoso.

Del resto, City Green Light è in prima linea in questo ambito, avendo in corso un progetto sperimentale con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Ambientali dell’Università di Pisa per valutare l’effetto dell’illuminazione sulle alberature urbane. Il progetto di durata pluriennale sta sperimentando una nuova tipologia di sorgente con uno spettro di emissione che conferisca benefici ai processi fisiologici vegetali, promuovendo una presenza umana più sostenibile.

Parlando di corretta e giusta illuminazione soprattutto in chiave di sostenibilità e gestione del risparmio energetico emerge anche il tema dell’importanza di trovare soluzioni alternative all’illuminazione elettrica e al Led. Parliamo di sistemi di illuminazione che si alimentano autonomamente con la luce solare. Quali sono le potenzialità e le applicazioni di questi prodotti soprattutto pensando alla città? E qual è l’impegno di City Green Light in questo ambito?

Gli incentivi statali degli anni scorsi hanno avuto l’obiettivo di attrarre investimenti nel settore fotovoltaico per farlo crescere come, sino ad allora, non si era riusciti a fare. E, in effetti, hanno prodotto un incremento importante nella produzione di energia da fonte solare. Tuttavia, nemmeno simili sforzi sono riusciti a far sì che questa tecnologia guadagnasse una fetta importante del mercato, che attualmente si attesta ancora sotto il 10%. Questo evidentemente nulla toglie all’auspicio che, in futuro, la produzione di energia da fonti rinnovabili – e in particolare da quella solare – possa sempre più integrare e infine sostituire quella da fonti non rinnovabili o comunque ad alto impatto ambientale. L’obiettivo che ad oggi appare più realistico, però, mi sembra quello di far crescere progressivamente e con costanza l’uso dell’energia fotovoltaica. E, in quest’ottica, un contributo importante può venire dalla nascita delle comunità energetiche rinnovabili che mirano a garantire benefici economici e ambientali alle aree in cui sono situate e a coloro che le compongono (privati cittadini, piccole e medie imprese, enti pubblici amministrazioni, etc.).

Più difficile è invece il discorso relativo alla pubblica illuminazione, dal momento che gli impianti alimentati esclusivamente da fotovoltaico ( off grid) non riescono sempre a garantire il livello e la certezza di prestazioni necessari a un servizio pubblico. Nonostante queste difficoltà City Green Light non ha mai smesso di crederci e di lavorare in questa direzione. Infatti, attualmente gestiamo 800 p.l. FV off grid in 33 comuni italiani e ne monitoriamo alcuni tramite sistemi di telecontrollo allo scopo di verificarne costantemente le prestazioni e l’affidabilità. Del resto, se City Green Light prosegue su questa strada non è solo per i notevoli benefici che questa tecnologia e le sue ridotte infrastrutture possono portare in termini di riduzione dell’impatto ambientale, ma anche perché crede nelle potenzialità di sviluppo di questo sistema. Infatti, le analisi di mercato mostrano tali passi avanti in termini di efficienza, costi dei materiali e delle tecnologie che, già oggi, è possibile ottenere una significativa riduzione dei prezzi, dei consumi, degli ingombri e dell’impatto estetico delle apparecchiature. Il che contribuisce a ridurre le criticità che ne limitavano fortemente l’uso.